La violenza

Cari amici, mi trovo ancora ‘costretto’ dagli eventi a parlare della violenza sessuale che sta dilagando nel nostro Paese.

Non voglio ripetermi visto che all’argomento ho già dedicato alcuni articoli, vorrei invece solo sottolineare come nell’acceso dibattito sui massmedia e tra la gente, il problema venga affrontato quasi eslusivamente nella sua parte giuridica.

C’è chi vorrebbe giustamente la certezza della pena, e condanne esemplari, chi invoca castrazione chimica, se non addirittura fisica, c’è chi vuole aumentate le strutture di recupero all’interno delle carceri o comunque in centri idonei dove il violento possa essere ascoltato e gestito.

Pochissimi affrontano il problema (che ormai ha assunto una rilevanza sociale tale da determinare ondate di panico, psicosi collettive, senso di frustrazione e sfiducia) sulle cause.

Il silenzio del dibattito sulle cause dello scatenamento dell’attuale violenza ha a sua volta diverse cause che andrebbero prima esse stsse esaminate se si vuole capire le cause prime della violenza attuale.

Trovo giusta l’osservazione di chi sostiene che coloro che violentano donne e bambini, pur nella diversità patologica, non siano solo stranieri, ma che anzi le statistiche indicano proprio negli appartenenti alla propria famiglia i maggiori responsabili.

Però l’osservazione se contrapposta a quella che sostiene in modo enfatico che la violenza è attualmente espressa dagli stranieri, specie albanesi, romeni, di uomini di Paesi islamici, è lanciata e lasciata così, senza ulteriore spiegazione, dà solo la precisa impressione che in realtà non si vuole andare a fondo del problema ma solo polemizzare ideologicamente per motivi di attualità politica.

In realtà per me affermare che le violenze sessuali si subiscano in casa da mariti, padri, fratelli, amici, ex, e affermare che si subiscono da etnie particolari, è affermare lo stesso principio che si esplica in modi differenziati.

Il principio è quello di considerare la donna, i bambini come proprietà.

Chi ha un oggetto lo manipola come vuole, è suo, e mai sopporterebbe che gli venga tolto.

Machiavelli che la sapeva lunga, con forte realismo ha detto nel ‘Principe’ che gli uomini perdonano chi ti uccide un proprio caro, ma che sono spietati verso chi ti sottrae le ‘robe’.

Ebbene le ‘robe’ sono appunto le donne e i bambini.

Da una roba tu non ti aspetti che ti dica di volersene andare via da te, che voglia affermare i suoi diritti, che non segua per forza la tua volontà.

Come osano le ‘robe’ delle donne e dei bambini affermare i loro diritti?

Loro sono nostra proprietà, devono assecondare i nostri desideri, i nostri capricci, prendere su di sé le nostre frustrazioni, le nostre voglie libidinose, sempre, ogni volta che vogliamo.

I più scaltri le loro ‘robe’ se le allevano.

Le crescono per loro  ma naturalmente non vogliono che crescano in sé.

Con questo allevamento c’è sempre continua soddisfazione, continua espressione del proprio io tirannico e dispotico, continuo esercizio del controllo.

Questo principio di proprietà pervade sia uomini ‘nostri’ che quelli di culture dove per motivi religiosi e politici donne e bambini devono essere tenuti in una condizione di inferiorità.

In questi uomini l’uso del loro potere si esercita attraverso il sesso perché, a parte l’ovvia patologia e perversione, esso è  lo strumento principe per entrare nell’intimità dell’altro.

Chi ama entra in intimità per vivere e amplificare il sentimento d’amore, chi domina entra in intimità per violare chi è dominato, per esercitare in modo parossistico il suo controllo.

Tale modalità è ben presente in quei sistemi che giustamente sono stati chiamati totalitari.

In essi nemmeno i pensieri sono lasciati alla libertà dell’individuo, tutto, ogni minima espressione, ogni minima parola, azione, deve essere controllata.

Il dominio vuole la violazione assoluta.

 

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