I Dannati

Nella tradizione Cattolica i Dannati erano uomini che un giorno, nelle loro anime ricongiunte ai corpi, Giudizio universale, avrebbero scontato le loro colpe commesse in Terra. E’ inutile sottolineare che per la tradizione cattolica, specie medioevale, ma non solo, le colpe erano comunque connesse ai peccati del corpo, della sensualità, della sessualità.

  E’ questo il motivo per cui vi fu una diffusissima ‘pastorale’ che in modo ossessivo, martellante, inculcava nei fedeli il ‘disprezzo del mondo’, il disgusto per il corpo e i suoi schifosi contenuti, la fragilissima e precaria vanità nel legarsi all’esistenza terrena piena soltanto di cose orribili, piena di sofferenza e di dolore.

  E anche quelle che sembravano cose gradevoli, belle, in modo continuo si dimostrava quanto avessero solo un’apparenza positiva, celando invece una realtà disgustosa, piena di putredine. Tale ‘filosofia’ nata nei conventi, si diffuse in ogni aspetto della vita individuale, familiare, sociale, politica.

  Neppure la ‘rivoluzione’ operata dalla Riforma cambiò le cose, anzi, il disprezzo per il mondo, non solo attaccò i corpi, ma anche quelle che nella pastorale cattolica erano gli elementi superiori: l’anima, lo spirito. Solo Dio, per Lutero, e ancor più per Calvino, poteva concedere la grazia e dare a quel verme indegno che era l’uomo, una possibilità di salvezza.

Insomma, ciò che in sintesi si può affermare da tale visione del mondo, che si insinuò in tutto l’Occidente, che lo percorse in lungo e in largo per secoli, passando dal medioevo all’età moderna, da quest’ultima all’età contemporanea, era che l’uomo doveva giustificare la sua esistenza perché non ne era degno.

  E’ vero che nel Rinascimento Pico della Mirandola cercò di operare una rivoluzione culturale scrivendo un opuscolo intitolato proprio ‘Della dignità dell’uomo’, ma la cosa ebbe un’influenza limitata nella mentalità collettiva, riuscendo a scalfire, per fortuna, ‘solo’ le roccaforti dell’intellettualità occidentale e dando lo spunto, insieme ad altri notevoli contributi, alla scienza moderna che da Galileo a oggi si può considerare la vera espressione avente alla base la fiducia dell’uomo, la sua dignità umana, l’ottimismo, pur tra ben delineati limiti, della ragione, dell’intelletto, delle sue facoltà.

Però la lotta è sempre presente ancora oggi. Ogni volta che si apre uno squarcio, una rottura, una crisi profonda, riemerge il tetro pessimismo per l’uomo, il disprezzo per il mondo, la totale vanità del Tutto, una feroce libidine per il nulla, per tutto ciò che mortifica l’uomo, una parossistica attrazione per la morte, mista a repulsione, ad angoscia, a paura.

  I Dannati sono di nuovo individuati e coloro che lo fanno sono colpiti da una forma violenta di male, da un morbo che difficilmente si può curare: l’angelismo. L’angelismo è l’ossessione per la perfezione, per la purezza, ma cosa paradossale ha all’interno il suo contrario, vale a dire trova dappertutto sporcizia, imperfezione, male, colpa.

 Chi è ossessionato dall’angelismo sa in modo chiaro ed evidente, diremmo cartesiano, chi deve essere il Dannato e su di lui si scaglia violentemente. In realtà il Dannato che lui così bene sa individuare è lo specchio della sua dannazione. E’ lui il Dannato e i suoi poveri simili li vorrebbe portare alla dannazione.

  L’antidoto, l’unico, è affermare, sempre, con coraggio e consapevolezza, la Dignità umana.

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