Buck e Zanna Bianca

Sto leggendo due libri di Jack London: Il richiamo della foresta e Zanna bianca.
Il primo libro l’ho trovato in una bella edizione con splendidi disegni in bianco e nero, ma soprattutto impreziosita da una prefazione di Oriana Fallaci.
Ed ed è proprio utilizzando questa prefazione che vorrei in seguito svolgere alcune riflessioni sui due libri e sui temi che per me suscitano.
I protagonisti dei due romanzi sono in Il richiamo della foresta, Buck, un cane figlio di un padre sanbernardo e una madre pastore scozzese, e Zanna Bianca, figlio di una lupa, a sua volta figlia di una lupa e di un cane, e di un lupo.
Quindi Zanna bianca è per tre quarti lupo e per un quarto cane.
Queste ripartizioni genealogiche hanno il loro significato che vedremo in seguito.
Jack London ha scritto che Zanna bianca non voleva essere il seguito del Richiamo della foresta, e naturalmente non può esserlo sul piano della realtà, ma su quello simbolico c’è, al contrario, una profonda filiazione.
Buck nato in California in una dimora protettiva, per il lucro di un giardiniere della casa, viene venduto a un violento trafficante per trasportarlo nel Klondike.
Qui, nel clima isterico della “corsa all’oro” dei primi del Novecento, subisce la brutalità di uomini vogliosi soltanto di farne un feroce cane da slitta.
Viene salvato da un uomo buono, un cercatore d’oro, John Thompson, che gli dona quello che fino ad allora aveva dimenticato che esistesse: affetto.
Buck ama quell’uomo buono mettendo più volte a repentaglio la sua stessa vita.
Ma in lui sente irresistibile un richiamo, quello della foresta, incontra altri lupi, ma ritorna dal suo John, l’uomo buono che ama profondamente.
Ma una scena terribile gli si staglia davanti: degli indiani lo hanno ucciso.
Un dolore straziante allora gli lacera il petto, un dolore che si trasforma in rabbia, accecante, e in un’esplosione feroce di vendetta uccide il gruppo di indiani che avevano assassinato il suo John, l’uomo buono che tanto amava.
A quel punto nulla più era superiore al richiamo che sentiva ormai prepotente in sé, quel richiamo della foresta che lo attirò irresistibilmente verso un branco di lupi di cui diventerà guida.
La storia di Zanna Bianca, il quasi lupo, è per certi versi simile a quella di Buck, il totalmente cane, infatti anche lui subisce violenze dagli uomini, anche lui deve fronteggiare e combattere la ferocia degli altri cani indotta dagli uomini, deve subire e a sua volta far subire per sopravvivere, ma soprattutto anche lui incontra l’amore dell’uomo buono e lo riama con totale dedizione.
Lo deve difendere quell’amore, con tutta la forza che ha, con tutto se stesso.
Ma il quasi lupo trova appagamento in quell’amore perché nessuno riesce a portarglielo via, nessuno riesce a distruggerlo.
Zanna Bianca resta al suo fianco fino alla fine.
Oriana Fallaci vede in Buck la libertà assoluta, libertà da tutto, anche dall’amore che provava per l’uomo buono, quell’uomo che pur amava profondamente, ma per me la libertà che Buck esprime è comunque completata da Zanna Bianca.
I due animali si completano a vicenda facendosi beffa pure della loro natura: Buck che si fa lupo pur essendo cane, Zanna Bianca cane pur essendo per tre quarti lupo.
La libertà assoluta che la Fallaci vede in Buck è in realtà l’amore violentemente sottratto a Buck, quell’amore che Zanna Bianca ha invece avuto la fortuna, ma soprattutto la forza di salvare, di difendere e di vivere fino in fondo.
C’è tragedia in Buck, ma è una tragedia che si conforta e si ripiega nel cuore di Zanna Bianca e dà forza per cercare e realizzare il proprio destino che nessuna avversità deve mai poter distruggere.

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